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Sergio Hessen

Fondamenti della pedagogia

come filosofia applicata

Traduzione di Vera Dolghin

Con un'avvertenza di Giuseppe Lombardo-Radice

Collana “Pedagogisti ed educatori antichi e moderni”

504

brossura

cm. 13,5 x 20,2

1963

 

€ 28,00

Profilo

Si tratta, come avverte il Lombardo-Radice, dell’«opera capitale» del filosofo e pedagogista russo Sergej Hessen (1887-1950), pubblicata in tedesco nel 1923 e qui nella prima traduzione italiana, condotta direttamente sul manoscritto russo. Uscita nel 1937 essa ha diffuso nel nostro paese la conoscenza di uno scrittore sin allora noto soprattutto per la sua analisi critica della pedagogia sovietica.

L’equilibrata sintesi di libertà ed autorità è il fulcro della concezione dello Hessen, che ha influito sensibilmente sul dibattito pedagogico in Italia, contribuendo a mediare e integrare gli orientamenti naturalistici deweyani con quelli di indirizzo cristiano e conservando un legame – pur critico – con i principi dell’attivismo neoidealistico di Gentile e Lombardo-Radice, che ne favorì la sopravvivenza nella seconda metà del Novecento.

In questa lucida sintesi metodologica divisa in 13 capitoli l’Autore espone – anche attraverso un ripensamento storico-critico dei maggiori educatori moderni, da Rousseau a Dewey – le linee guida della propria impostazione, definita generalmente pedagogia liberale o pedagogia della cultura, ed indica – sulla base di una illuminata comprensione della psicologia dell’età evolutiva – la concreta articolazione ed organizzazione del processo formativo, dalla fase pre-scolare agli studi superiori. Fra le indicazioni più fruttuose dello Hessen ricordiamo la sua concezione della scuola unica, che servì da modello per la scuola media italiana dell’obbligo, istituita nel 1962.

Un classico della pedagogia novecentesca e una lettura di sicuro interesse per gli studiosi.