Edizioni

Remo Sandron

 

Via Fra Giovanni Angelico, 11

50121 Firenze

Tel +39 055 667042

Cell +39 334 2973805

 info@sandron.it

home casa editrice contatti catalogo novità link acquisti
 

da Uomini eccedenti di Renato Zamperini

 

A tavola, mentre pranziamo assieme, Maria Maria si è ricordata di un sogno fatto due notti fa. Aveva sognato il nonno in una luce intensa, proprio dove ha la finestra piena di pupazzetti e Charlie Brown adesivi. Era felice di parlare con lei e fermarsi un po’ a casa.
Maria Maria gli aveva detto stupita ma senza alcuna paura:
“… ‘ciao nonno, sono contenta di vederti’.
‘Anch’io. Qualche volta ho nostalgia di te e allora vengo a trovarti nel sogno.’
Parlava come sempre, con il sorriso di una persona felice. Ha aggiunto:
‘Tra poco è Pasqua, come tanti anni fa. Tu eri alle elementari e mi piaceva quando sulle ginocchia mi facevi vedere i quaderni e volevi sentire la poesia Sabato Santo, che avevo imparato in quarta, quando avevo la tua voglia di vivere e le cose più belle erano le giornate di sole delle vacanze in arrivo e i fiori di ciliegio che toccavano le finestre di casa. Finiva con
 

verrò domani mattina
con un pezzo di gallina
con un pezzo di capretto
e con l’uovo benedetto.
 

Tu hai il dono dei sogni e della fantasia: è il regalo più prezioso che l’angelo Natale porta in dote a tutti i bambini del mondo quando il cordone ombelicale viene reciso e che gli impegni della vita, l’abitudine e la nostra supponenza soffocano. Come fa l’erba incolta o la gramigna infestante. Custodiscila perché ci è data in prestito e ce ne sarà chiesto conto.
Ed è vicina al sogno la dimensione in cui mi trovo: ciascuno dei nostri giorni è la realizzazione del sogno più bello o del desiderio più intenso che qualcuno ha avuto.
Così un giorno siamo fronde di rami e senti il vento freddo che ti attraversa, l’uragano che ti tende e spezza, gli stomi che si dilatano, la traspirazione benefica, il sole che ti scorteccia, il muschio tramontano tra le scaglie, il rigonfio doloroso di foglie nuove che si formano.
Un giorno siamo folletti buoni di un mondo parallelo che preparano scherzi, dormono tra i grappoli di sicomoro, si ubriacano col lattice di gelsomino selvatico o con il rizoma delle felci sbarulle, ballano con le esili fatine delle brume o con gnome goffe e gentili, accendono le stelle di cui sono guardiani, si mostrano a chi non crede, lasciano in pegno il berretto rosso ai bambini che li vedono. A volte siamo suoni e luci allo stato puro, vibrazioni che compongono accordi, note di clavicembali, ottoni, arpe, archi, tamburi e legni percossi o modulazioni acute di costellazioni, suoni gravi di galassie che ruotano, sibili intrecciati di asteroidi e sassi celesti, canto di balene, nenie, ninnananne di donne chine sui piccoli o luci veloci e mutanti delle aurore di Borea, il rosso di esplosioni stellari nel cobalto più puro o il bianco accecante che vira in bianchi ancora più intensi, l’azzurro assoluto dei cieli e degli abissi dei mari, le tonalità quiete di giorni d’inverno, le velature delle giornate più calde.
Un altro entriamo negli animali di casa quando sbadigliano e siamo mici, bastardini, fringuelli tra le sbarrette. Forse vi accorgete appena del cambiamento perché Palla non vi si stacca più dai piedi, la micia condominiale vuole entrare in casa e fa un bordello di fusa e di salti all’indietro, i canarini trillano con il repertorio dell’usignolo e dal frullo delle ali scende a volte polvere di stelle: siamo noi, tornati a vedervi, ad ascoltare i vostri discorsi, a trasmettere calore, a risentire il profumo dei cappelletti in brodo e del vino sapido in caraffa.
Altri giorni siamo falchi, nibbio, fregate, albatri o gabbiani di mare presi nei vortici ascensionali, solitari su dirupi bianchissimi a fissare con vista acuta l’infinito e cosa nasconde o in volo radente sulla schiuma di oceani senza nome.
Questa è la mia casa. Questi sono i miei giorni. Ti ricordi come ti chiamavo?’
‘Sì, il mio sole.’
‘E lo sei ancora e ti voglio ancora più bene adesso.’
Abbiamo chiacchierato di tante cose. Io mi sono alzata a toccarlo ed era vero, come ora tocco papà e l’ho tenuto per mano mentre mi dava un bacio in fronte.
‘Verrò ancora a trovarti. Ora dormi tranquilla.’
Se n’è andato. Io ho continuato a dormire un sonno calmo e ininterrotto e al mattino ero leggera.
Sapevo di aver sognato un bel sogno, ma solo adesso mi sono ricordata che come tante altre volte il nonno era passato.”
Le ho chiesto se avesse detto ancora qualcosa per me e perché non possa sognarlo.
Forse abbiamo ancora un conto in sospeso tra noi, ma so che le arrabbiature, là dove si trova, durano poco. La prossima volta, uscito dalla cameretta di Maria Maria, si fermerà in quella attigua e seduto sul letto racconterà anche a me, e gli chiederò mille e mille cose se la mamma anche là è ancora un po’ rognosa e in costante pensiero, se riesce a sentirmi quando lo penso, se tra gli angeli che risalgono ne conosce uno che beve che è il mio e gli voglio bene, se è vero che a volte perdono qualche piuma per dirci che ci sono e indicarci il percorso, se è vero che guarirò in fretta e riuscirò a dare il bene che ho accumulato.