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ZOMBIE
Non dirmi più niente,
mi pesi come la mia lapide sul petto.
So che pagherò, so che pagherò,
sto già pagando
ma tu non dirmi più niente.
Sono un insetto che vuole sbattere contro il vetro
Lasciami vedere il mondo di nascosto
Lasciami credere di essere al sicuro,
mentre dolcemente mi ammazzo di noia,
tengo calda la mia rabbia
per colorare tutto quello che non sono:
lasciami dormire sui miei vuoti d’aria
non mi svegliare.
Se dormo la realtà entrerà a spifferi;
mi rannicchio fra le pieghe di cose impossibili:
sono un feto, non scoprirmi;
sono marcia e fredda
e ho gli occhi aperti e fermi,
non costringermi a guardare per sempre
tutto quello che non sono.
CARPE DIEM
Nascondersi nella dimensione delle giustificazioni
[a se stessi
o decidere di tuffarsi e nuotare contro corrente.
Ogni istante trovarsi a dover scegliere
tra il giusto e il compromesso.
Il metro di giudizio è diventato molle;
le persone si sbucciano tra il dire e il fare.
La struttura della logica è marcia e si rompe,
ed è di legno di morale imposta senza
capire il perché.
Lo spauracchio delle punizioni è stato inglobato
nella paura costante di vivere.
Piogge e tempeste di rassegnazione hanno
corroso lo scheletro poroso della società.
E frana tutto e si continua a cadere
e non esiste il fondo,
si è aperto il buco nella realtà.
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SAVE ME
[...]
Una folata di vento ghiacciato interruppe la
discussione, la porta però era chiusa; automaticamente si voltarono verso
la finestra.
Tra le ante chiuse una testa di vecchia incastrata per i capelli
digrignava i denti marci e insanguinati, l’occhio destro cavo mentre con
l’altro li fissava. Con l’unico occhio squadrò Marilena da capo a piedi,
poi decise di prendere a sputarle addosso pezzi di sorci morti mischiati a
bava lattiginosa. Poi si rivolse a Orlando: –
è una tua amica zietto? Mi
ci fai giocare un pochino?
Marilena prese a muoversi come una marionetta, sbatteva da una parete
all’altra senza controllo, si sollevò da terra rovesciando gli occhi
indietro e un filo di sangue le colò dal naso e agli angoli della bocca.
– Ma zio com’è noiosa, facciamola ridere un po’!
Adesso Marilena era buttata a terra, si sollevò a sedere come se qualcuno
l’avesse afferrata per i capelli, la bocca tirata in un sorriso grottesco,
lacrime scivolavano piano a terra.
Orlando seguiva i movimenti di Marilena urlando, imprecando e pregando la
vecchia (o perlomeno ciò che ne rimaneva) di fermarsi.
Un lampo illuminò la stanza e il fragore d’un tuono si mescolò alle grida
del ragazzo. Cominciò a piovere e la testa di strega scomparve.
Marilena aprì gli occhi desiderando
disperatamente di aver fatto un incubo. Invece si ritrovò davanti la
faccia visibilmente sollevata di Orlando.
– No, no, nooo!!! – disse questi sbattendo debolmente il pugno sul
materasso. – Ti senti un po’ meglio? Finché piove sei al sicuro. Elena ha
sempre avuto terrore della pioggia! – Le rivolse un sorriso incoraggiante
e lei lo guardò in modo feroce prima di abbandonarsi ad un pianto
convulso, isterico e incapace di rassegnarsi a quella follia. Orlando
intanto con un lembo del lenzuolo le asciugava il viso con la dedizione di
una crocerossina. Ci fu un attimo di quiete in cui l’unico suono era
quello della pioggia fuori e l’unica luce era quella di una candela
poggiata accanto al letto.
[...]
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