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da La vita di Giacomo Leopardi di Giovanni Alfredo Cesareo

 

 

Silvia tesseva e cantava; il poeta, lasciando di studiare, s’affacciava a ascoltarla. La primavera, il sole, la giovinezza, tutto era sorriso. E il cuore del poeta, come quello della fanciulla, si dischiudeva alla speranza e all’amore. Ma la natura gl’ingannò entrambi: alla fanciulla recise lo stame della vita, al poeta quello della speranza. Questo canto, infuso d’una tenerezza accorata, è l’elegia della giovinezza irrevocabile.

Poco avanti di lasciar Pisa, il Leopardi ebbe notizia della morte del fratello Luigi, e ne fu costernato. Per consolare il povero padre, a cui quel colpo era riuscito fulmineo, Giacomo gli scriveva, fra altro, il 26 maggio, d’aver ricevuto i SS. Sacramenti con l’intenzione di suffragare l’anima dell’estinto. Quella menzogna era più gentile, che non sarebbe stata la verità stessa della pratica religiosa. E al Brighenti scriveva il 12 giugno: «... ricevetti da casa mia una nuova che farà epoca nella mia vita. Ammalai dal dolore, e non sono ancora ben ristabilito: dico ristabilito dalla malattia, ché dal dolore non potrò esserlo finché vivo.» Il 9 giugno ripartì per Firenze.

Qui trovò una lettera del Bunsen, il quale gli rinnovava l’offerta d’una cattedra, quella di letteratura dantesca nell’università di Bonn; e di nuovo il Leopardi la ricusò, per paura di non poter sopportare il clima della Germania. Del rimanente, i medici di Firenze aveano scoperta l’infermità del poeta settant’anni prima de’ nostri fisiologi e psichiatri; il 19 giugno 1828 egli scrivea da Firenze all’Antonietta Tommasini e all’Adelaide Maestri, che si trovavano a Parma: «Della mia salute eccovi brevemente. Tutti i miei organi, dicono i medici son sani; ma nessuno può essere adoperato senza gran pena, a causa di un’estrema, inaudita sensibilità che da tre anni ostinatissimamente cresce ogni giorno; quasi ogni azione e quasi ogni sensazione mi dà dolore». Questa è propriamente la nevrostenia; ma il vocabolo greco, senza dubbio, accresce lume alla diagnosi.